{"id":364,"date":"2020-11-10T21:55:48","date_gmt":"2020-11-10T20:55:48","guid":{"rendered":"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/?p=364"},"modified":"2020-11-10T21:55:50","modified_gmt":"2020-11-10T20:55:50","slug":"donne-invisibili-anche-sotto-lenti-femminili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/donne-invisibili-anche-sotto-lenti-femminili\/","title":{"rendered":"Donne invisibili anche sotto lenti femminili"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Riflessioni personali sul libro di Lilly Gruber<em>: \u201cBasta!<\/em> <em>Il potere delle donne contro la politica del testosterone<\/em>&#8221; [edito da I Solferini]<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Non si tratta di un\u2019opinione personale, n\u00e9 di una prospettiva distorta da una sensibilit\u00e0 di genere, n\u00e9 di un errore di parallasse dato da un <em>bias cognitivo <\/em>di chi frequenta circoli colti, ristretti e selezionati: il <strong><em>gender gap<\/em><\/strong> \u00e8 un fatto concreto, dimostrato dall\u2019evidenza di dati pubblicati e verificabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Un mondo globale ad impronta maschile, strutturato da uomini per uomini, nel quale dominano modelli machisti e misogini che, agiti con consapevolezza o ingenuit\u00e0, per abitudine, convenienza o convinzione, impregnano la nostra cultura sociale, producendo percezioni alterate di s\u00e9 e delle proprie capacit\u00e0, siano esse sovra o sotto dimensionate.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di modelli culturali che negano sistematicamente alle donne opportunit\u00e0 e diritti a tutti i livelli della vita, sia essa lavorativa, politica, economica, sociale e perfino sanitaria. E\u2019 proprio cos\u00ec, infatti anche la ricerca scientifica clinica e farmacologica sono incentrate sull\u2019uomo adulto, occidentale e caucasico e solo da pochi anni si cominciano a contemplare ricerche specifiche su bambini che non siano solo piccoli uomini adulti, donne che non siano uomini senza attributi maschili o neri che non siano bianchi abbronzati, dando cos\u00ec spazio alle medicine pediatrica, di genere e antropologica, dove l\u2019individualizzazione delle cure a partire dall\u2019ascolto della narrazione di s\u00e9, oltre gli schemi ed i protocolli standardizzati, \u00e8 ancora un futuro auspicabile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una mancata condivisione del <strong><em>potere<\/em><\/strong> inteso come accesso alle dinamiche decisionali con le quali si disegnano gli equilibri di presente e futuro, una rinuncia alla <strong>ricchezza delle diversit\u00e0<\/strong> che \u00e8 concausa dell\u2019 attuale decadenza culturale e di valori, nonch\u00e9 della crisi delle democrazie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questi i temi trattati da Lilly Gruber nel suo ultimo libro dal titolo \u201c<em>Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone&#8221;<\/em> [edito da I Solferini].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un <em>pamphlet<\/em> scritto con cognizione di causa, analizzando i fatti a partire dai numeri imbarazzanti e non pi\u00f9 tollerabili sulle <strong>disuguaglianze di genere<\/strong>. Un <em>giornalismo d\u2019inchiesta<\/em> che racconta un\u2019<strong>asimmetria strutturata <\/strong>a discapito del sesso femminile in quanto tale e non correlata a capacit\u00e0, competenze e merito. Un\u2019allarmante <strong>disuguaglianza concettualizzata<\/strong> e reiterata sistematicamente, raccontata con la crudezza delle percentuali e dei numeri: al G20 sono solo 3 le donne che portano la propria visione della realt\u00e0, contro i 38 uomini; la proporzione tra donne e uomini parlamentari e ministri\/e \u00e8 di 1:3; a parit\u00e0 di qualifica, ruolo e responsabilit\u00e0 le donne sono retribuite mediamente dal 30% al 70% in meno degli uomini; in ambito sportivo non \u00e8 previsto l\u2019inquadramento professionale femminile, buco legislativo che lascia le donne del tutto prive di tutele per malattia, maternit\u00e0 e infortunio, portandole quindi a desistere o ad entrare nelle forze dell\u2019ordine per compensare il mancato diritto; di tutto il terreno agricolo mondiale, solo il 13% delle donne possiede terreni coltivabili in un settore ancora prettamente maschile; la povert\u00e0 giovanile femminile \u00e8 del 22% in pi\u00f9 rispetto a quella degli uomini coetanei; a 200 milioni di donne nel mondo \u00e8 stata praticata la mutilazione genitale femminile e 1 donna su 3 ha subito una qualche forma di violenza nella propria vita; 39 sono le nazioni nel mondo dove la legge sull\u2019ereditariet\u00e0 non \u00e8 uguale per tutti\/e; 49 quelle prive di una legge contro la violenza domestica. La notizia <strong>disarmante<\/strong> per\u00f2 \u00e8 che un\u2019indagine stima che nessun paese raggiunger\u00e0 la <strong>parit\u00e0 di genere<\/strong> entro il 2030 e ci vorranno ancora 108 anni per raggiungerla a livello mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure esistono studi che evidenziano i <strong>vantaggi<\/strong> dei <em>gruppi misti<\/em> nel contesto scolastico, lavorativo, aziendale e nazionale: ad esempio le aziende che vedono la presenza delle donne nel proprio consiglio di amministrazione hanno un profitto medio del 20% superiore a quelle a sola dirigenza maschile, mentre il PIL nazionale sale considerevolmente dove le donne sono coinvolte nelle scelte politiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contempo \u00e8 evidente che il potere, a livello nazionale e internazionale, declinato esclusivamente al maschile stia dando <strong>risultati fortemente discutibili<\/strong>. Ne sono prova l\u2019incremento del debito pubblico, l\u2019eccessiva tassazione per gli onesti a vantaggio di evasione e corruzione che restano per lo pi\u00f9&nbsp; impunite, la crescita delle organizzazioni mafiose che si arricchiscono sempre pi\u00f9 infiltrandosi nelle politiche locali e a livello globale; ne sono esempio anche la fuga dei talenti alla ricerca di opportunit\u00e0 e merito, l\u2019aumento della precariet\u00e0 e della disoccupazione, la carenza dei servizi, il cedimento delle infrastrutture come scuole, ponti, dighe e contenimenti; da non sottovalutare inoltre l\u2019apertura della forbice economica che vede crescere parallelamente il numero dei grandi poveri e quello della ricchezza mondiale nelle mani di pochi, producendo cos\u00ec maggiori disuguaglianze e disgregazione sociale e territoriale con conseguenti conflitti sociali, ma anche lo sdoganamento della violenza, dell\u2019intolleranza e delle discriminazioni delle minoranze, siano esse di genere, di pelle, di religione o di orientamento sessuale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, anche se l\u2019ipotesi che le donne al potere possano fare di meglio \u00e8 ancora da dimostrare in quanto non del tutto sperimentata, siccome \u201csquadra vincente non si cambia\u201d, <strong>quella che perde non dovrebbe forse essere cambiata?<\/strong>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>NO, non funziona cos\u00ec, almeno non nel <em>modello maschile<\/em> dominante, perch\u00e9 i <em>giocatori<\/em> non sembrano disponibili a farsi da parte e \u201csaltare un turno\u201d spontaneamente, obbligando quindi le donne ad imporsi in un gioco con regole non da loro disegnate, dove forza e sopraffazione sono le armi vincenti che le vedranno perdenti in partenza e sempre sub-alterne.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quella di Lilly Gruber \u00e8 un\u2019<em>analisi<\/em> consapevole della complessit\u00e0 storico-culturale in cui viviamo, dove la crisi economica correla con impoverimento, senso di insicurezza e vulnerabilit\u00e0 ma anche con chiusura sociale, autoreferenzialismo e superficialit\u00e0: la mancanza di tempo, di voglia ed energia inibiscono&nbsp; l\u2019approfondimento di ci\u00f2 che avviene e ci circonda, dando cos\u00ec adito ad <strong>approcci riduzionisti<\/strong> che producono <strong>soluzioni semplici per problemi complessi<\/strong>, lasciando cos\u00ec spazio ad una leadership mondiale che sdogana un modo diseguale di fare politica. E\u2019 un <em>esempio<\/em> di competenza e professionalit\u00e0 dove la ragione ed il buon senso che guidano riflessioni, proposte e consigli concreti atti a promuovere <strong>politiche<\/strong> di <strong>autodeterminazione, inclusione, equit\u00e0 <\/strong>e<strong> cooperazione<\/strong>, si contrappongono alle propagande urlate alla pancia delle persone, con irresponsabile approssimazione, coltivando <strong>ignoranza, rabbia <\/strong>e<strong> violenza<\/strong>. E\u2019 un <em>grido<\/em> che sottolinea <strong><em>l\u2019<\/em><\/strong><strong><em>urgenza<\/em><\/strong> che le donne si sveglino ed agiscano rapidamente per fare ci\u00f2 che devono e che nessuno far\u00e0 per conto loro, cominciando con il negarsi al potere maschile, a sottrarsi alle logiche di questa matrice di pensiero patriarcale e ad appropriarsi di ci\u00f2 che loro spetta: il <strong>diritto<\/strong> di esistere una vita sociale e politica partecipata al 50%, dove <em>potere<\/em> \u00e8 sinonimo di contributo alla costruzione di un nuovo modello, aperto e arricchito anche della loro alterit\u00e0, in una prospettiva capace di contemplare potenzialit\u00e0 differenti di pari dignit\u00e0, valore ed opportunit\u00e0. E\u2019 un <em>manifesto<\/em> contemporaneo del <em>Pink Power <\/em>che -\u201cinvolontariamente\u201d femminista- non si occupa di movimenti femministi bens\u00ec di diritti lottati e mancati, di giustizia e democrazia al tempo dei <strong><em>sovranismi globali <\/em><\/strong>e<strong><em> dei populismi strategici<\/em><\/strong>, che rappresentano un crescente <strong><em>neo-maschilismo internazionale<\/em><\/strong>, caratterizzato in primis dal <strong><em>negazionismo<\/em><\/strong> <strong>della discriminazione delle donne,<\/strong> grave presupposto che crea preoccupazione in quanto lesivo dei parziali diritti acquisiti nell\u2019ultimo mezzo secolo, ma anche pericoloso per la stabilit\u00e0 delle espressioni democratiche tutte. E\u2019 un <em>testo<\/em> che incoraggia la <strong>solidariet\u00e0<\/strong> tra donne, sostiene processi di <strong>autonomia<\/strong> femminile, intercetta nel neo-liberismo una delle causa della proletarizzazione delle donne, suggerisce <strong>strategie<\/strong> per uscire da questa <em>asimmetria atavica<\/em> e dalla <em>falsa credenza<\/em> che essa trovi le proprie radici nella genetica. Luoghi comuni e convinzioni privi di fondamento scientifico che supportano quella <em>visione deterministica<\/em> funzionale al mantenimento dello <em>status quo<\/em>, dove la realt\u00e0 diventa ineluttabile in quanto basata su presupposti genetici immodificabili. Una <strong>prigione a due gabbie<\/strong> quella che da un lato riduce la donna all<em>\u2019ipotetica incapacit\u00e0<\/em> di occuparsi di temi prettamente \u201cmaschili\u201d e -di conseguenza- all\u2019impossibilit\u00e0 di potersi sedere ai tavoli di concertazione nelle \u201c<em>stanze dei bottoni<\/em>\u201d, e che dall\u2019altro lato svilisce l\u2019uomo nella <em>presunta impotenza<\/em> a superare i propri limiti e lo umilia nella supposta inettitudine a sentimenti e sensibilit\u00e0 considerate prettamente \u201cfemminili\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la <strong>buona notizia<\/strong> \u00e8 che da pi\u00f9 di mezzo secolo sappiamo non essere cos\u00ec: dall\u2019antropologia medica, alle neuroscienze moderne, all\u2019epigenetica abbiamo informazioni chiare in merito al peso massiccio che <em>imprinting culturale<\/em>, <em>esperienza collettiva<\/em> e <em>vissuto individuale<\/em> ricoprono nel slatentizzare il potenziale genetico di ciascuno di noi, a dimostrazione che la genetica contiene certamente informazioni fondamentali ma non determina l\u2019intera vita umana di ciascuno di noi, cos\u00ec come trascrive predisposizioni la cui espressione dipende in buona parte dagli stili di vita, ovvero dalla qualit\u00e0 con cui ci prendiamo cura di noi, delle nostre interazioni, dei contesti e dell\u2019ambiente in cui viviamo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 significa che <strong>l\u2019inversione del paradigma deterministico<\/strong> con l\u2019attribuzione di un\u2019<strong>origine culturale <\/strong>alle disuguaglianze di genere anzich\u00e9 genetica, apre le porte alla <strong>speranza<\/strong> e restituisce dignit\u00e0 all\u2019alterit\u00e0 in quanto valore a s\u00e9 stante, richiamando all\u2019azione tutti e tutte le persone capaci di buon senso. Cos\u00ec facendo si restituisce quindi alla femmina il negato potenziale intellettivo attribuito al solo maschio, mentre quest\u2019ultimo viene liberato dallo stereotipo della limitatezza che lo contraddistingue, a favore di un cambiamento verso il superamento dei propri limiti (culturali e non genetici!), oltre la retorica del \u201cmaschio da capire, compatire e accudire\u201d. Di conseguenza, come l\u2019<em>educazione sentimentale <\/em>degli uomini avr\u00e0 un impatto nei diversi ambiti sociali, anche una <em>presenza femminile<\/em> proporzionata e pi\u00f9 stabile nei vari contesti dove si disegnano i modelli e le politiche avr\u00e0 effetti benefici sui problemi che pi\u00f9 attanagliano il Pianeta, quali le diseguaglianze, le guerre ed i cambiamenti climatici.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo dei <em>proverbi<\/em> secondo i quali alcune mansioni spettino alle donne ed altri lavori siano prettamente maschili \u00e8 giunto al termine, cos\u00ec come lo \u00e8 quello delle promesse e delle parole al vento: \u00e8 arrivato il <strong>tempo dei fatti e del cambiamento<\/strong> verso un\u2019equit\u00e0 che dia voce alle sensibilit\u00e0 femminili e potere decisionale anche alle donne, non tanto per una questione di <em>femminismo<\/em>, ma piuttosto per una <strong>questione di civilt\u00e0 <\/strong>che altrimenti rischiamo di perdere, insieme alla democrazia, alla pace sociale e alla vivibilit\u00e0 del pianeta, salvo il coraggio di attivarsi consapevolmente verso una decisa e coraggiosa inversione di rotta che ci permetta di costruire una<strong> pianificazione lungimirante del futuro<\/strong>. A noi il compito di tradurre la buona notizia in fatti concreti!<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo l\u2019autrice non vede nell\u2019uomo il nemico contro cui lottare, bens\u00ec <strong><em>l\u2019<\/em><\/strong><strong><em>alleato<\/em><\/strong><strong> <\/strong>con il quale costruire un mondo migliore, capace di giustizia sociale e nuove forme di democrazia qualitativa partecipata. Una <em>battaglia<\/em> quindi che non \u00e8 contro gli uomini ma con chi di loro \u00e8 pronto ad uscire dalle maglie della trappola culturale del <em>modello maschilista<\/em>, una lotta che non \u00e8 di destra n\u00e9 di sinistra ma di giustizia e civilt\u00e0 per tutti. Un <em>movimento<\/em> per\u00f2 che non pu\u00f2 partire che <strong>dalla voce delle donne<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La scrittrice ingaggia quindi tutti, donne e uomini, alla lotta per un mondo migliore dove le parole d\u2019ordine sono equit\u00e0, rispetto reciproco, ascolto, dialogo, empatia, mediazione, diplomazia, concretezza, educazione e gentilezza. Un\u2019adesione matura e strategica a politiche di genere indirizzate ad un cambiamento impellente nei diversi mondi della politica, della sanit\u00e0, dell\u2019istruzione, dell\u2019ambiente, dello sport, dello spettacolo e del cinema, cos\u00ec come quello della Chiesa e delle religioni monoteiste, dove vige una gerarchia fortemente patriarcale. <strong>Politiche di uguaglianza e diritto<\/strong> che non possono prescindere dalla partecipazione attiva della donna nei vari contesti decisionali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Intransigente verso i modelli sciovinisti, l\u2019autrice recluta tutti ma non risparmia niente e nessuno: nove capitoli in cui descrive fatti supportati da dati e relativi riferimenti bibliografici, correlati ai <strong>nomi pi\u00f9 infestanti<\/strong> il panorama nazionale ed internazionale di un pensiero sessista, misogino, omofobico, razzista e discriminante, con il quale si sdoganano forme di violenza verbale in sostituzione al dialogo costruttivo, si agiscono attacchi personali come strategia di dialettica politica, si strumentalizza impunemente la sofferenza umana, si utilizza il disagio socio-economico a proprio uso e consumo, si promuove la violenza come soluzione ai conflitti, traducendo cos\u00ec l\u2019intolleranza in pratiche d\u2019odio, alleandosi con i forti contro i deboli, scendendo a patti con la corruzione in nome di una sicurezza, di una libert\u00e0, di una religione, mentre non si condannano i troppi atti di sopruso contro le minoranze, rendendoli cos\u00ec leciti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il tutto sotto agli occhi smarriti di una societ\u00e0 impoverita di ideali ed etica che corre per <strong><em>sopra-vivere<\/em><\/strong> e di fronte ad una comunit\u00e0 internazionale muta, lasca, povera di contenuti e troppo compromessa per potere dire <strong>BASTA!<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Risuonano nomi altisonanti come quelli di Xi Jinping, Orban, Bolsonaro, Johnson, Trump, Putin, Erdo\u011fan, Epstein e perfino quello di Salvini che parrebbe avere ispirato la giornalista dopo un\u2019esperienza diretta in cui, irrispettoso e irriverente, per giustificare la propria maleducazione si sarebbe nascosto dietro la insostenibile retorica dello <em>stereotipo dell\u2019uomo inetto<\/em>, secondo il quale non gli \u00e8 dato fare di meglio, in quanto maschio. Una visione deterministica inaccettabile non tanto perch\u00e9 non gli si vogliano riconoscere limiti personali in quanto essere umano, ma in quanto strumentalizzazione di comodo incongruente che una donna di spessore come la Gruber non pu\u00f2 lasciare inosservata. Salvini ci propone infatti una versione di s\u00e9 che lo vedrebbe \u201cgeneticamente\u201d incapace di gentilezza e sensibilit\u00e0 ma non di ricoprire ruoli pubblici per il bene comune. Tuttavia, le teorie pi\u00f9 accreditate e basate su evidenze riguardo la buona <em>leadership,<\/em> sottolineano l\u2019importanza delle <em>soft skills<\/em> come imprescindibile bagaglio culturale di chiunque lavori in <em>team<\/em>, in qualsiasi ambito ed a qualsiasi livello, soprattutto ad alti livelli. Scacco matto: strumentalizzazione funzionale basata sul modello maschilista e misogino o inconsapevole ammissione di ignoranza e inadeguatezza professionale?<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto alle critiche al potere maschile non mancano quelle al <strong>potere femminile mal gestito<\/strong>, sia esso per ignoranza, incompetenza, irresponsabilit\u00e0 o incapacit\u00e0 di uscire dagli schemi culturali del machismo, talmente radicati da sembrare scontati, ineluttabili, quasi genetici anche per le donne. Un potere maschio strappato con i denti dalle cosiddette <em>donne con le palle<\/em> che, arriviste e rampanti, hanno ottenuto addirittura il riconoscimento degli <em>attributi maschili<\/em> piuttosto che quello del merito in quanto donne capaci. Quest\u2019ultime hanno scalato la vetta senza guardare in faccia a nessuno, a gomiti alti e tacchi in faccia, emulando quei \u201cmodelli maschili\u201d piuttosto che promuovendo quelli femminili, reiterando cos\u00ec lo schema della supremazia e rafforzandone la matrice violenta, fino a sedersi sulla sedia del potere da cui hanno continuato ad esercitarlo a pieni titoli, su chiunque e in ogni contesto,&nbsp; anche inopportunamente, come intrappolate in un personaggio da cui non sono pi\u00f9 state capaci di uscire. Un <strong>esercizio di potere come pratica fine a s\u00e9 stessa<\/strong>, piuttosto che come opportunit\u00e0 di espressione della propria alterit\u00e0, originale e non omogeneizzata, piuttosto che possibilit\u00e0 di condivisione di una prospettiva atta ad arricchire la visuale sulla realt\u00e0 complessa, finalizzata a trovare soluzioni alternative ai problemi contingenti, con progetti lungimiranti e futuribili, partendo dal merito e dalla professionalit\u00e0, per una lecita promozione del <strong>cambiamento di paradigma<\/strong>. Altre invece, <em>belle senza cervello,<\/em> hanno assecondato il potere maschio nelle sue esigenze pi\u00f9 becere che, sovrapponendo il piano del lavoro a quello privato, mescolando professionalit\u00e0 e sessualit\u00e0 e cedendo al ricatto o alla falsa illusione di una facile carriera, hanno svenduto il merito ed il corpo per una scorciatoia che le vedr\u00e0 perdenti e sottoposte a vita, a discapito peraltro, oltre che a loro stesse, del modello e del genere femminili, in termini di immagine e opportunit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La Gruber non ha risparmiato niente e nessuno nella critica come anche nell\u2019elogio, mettendo in luce i volti di chi \u00e8 stata capace di pazienza e mediazione, determinazione e coraggio, offrendo&nbsp;<strong>esempi virtuosi da seguire<\/strong><em>.&nbsp;<\/em>Serena Williams, Megan Rapinoe, Sara Gama e Milena Bartolini per lo sport, Ursula von der Leyen, Angela Merkel e Nancy Pelosi per la politica, Greta Thunberg per l\u2019attivismo e molte altre le donne che spiccano per la <strong>costanza<\/strong> con la quale hanno perseverato verso i loro obiettivi, per il <strong>merito<\/strong> raggiunto senza scorciatoie, per la <strong>competenza<\/strong> basata su cultura e sapere, in contrapposizione a tutti quei personaggi oscurantisti, miopi e portatori d\u2019odio che popolano le pagine dei nostri quotidiani e invadono le nostre case attraverso i media.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A partire da questi esempi la Gruber invita in primis le donne ad attivarsi per <strong>prendersi ci\u00f2 che spetta loro<\/strong>, ad agire <strong>nuove politiche di opportunit\u00e0 reale<\/strong> e a condurre una <strong>lotta pulita ed efficace<\/strong> a partire dai fatti e dalla seriet\u00e0, per dimostrare i risultati del proprio lavoro. Concetti complessi e significati profondi narrati con un linguaggio accessibile a tutte e tradotto in proposte concrete, corredate da consigli pratici ed attuabili sin da subito, nel tentativo di passare alle nuove generazioni di donne il testimone della lotta per l\u2019uguaglianza.<\/p>\n\n\n\n<p>Un <em>grandangolo<\/em> della societ\u00e0 odierna ancora caratterizzata da vecchie retoriche maschiliste, non pi\u00f9 assecondabili e quindi da smantellare quanto prima a colpi di <strong>cultura responsabile e futuribile<\/strong> a partire dalla revisione del concetto stesso di potere, ma anche un <strong>punto di partenza<\/strong>, un <strong>messaggio di speranza<\/strong>, una <strong>visione che illumina<\/strong>, con obiettivi chiari da perseguire e forme precise con cui agire un <em>cambiamento<\/em> necessario, non pi\u00f9 rimandabile. <strong>Forme<\/strong> sostanziali e non estetismi sterili, all\u2019interno delle quali la gentilezza \u00e8 rispetto e la maleducazione \u00e8 violenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un <em>necessit\u00e0 <\/em><em>di cambiamento <\/em>dimostrata dai fatti e dai loro numeri, non solo per un mondo pi\u00f9 equo, giusto e democratico ma anche per un mondo pi\u00f9 <strong>sicuro<\/strong>, al fine di arrestare una violenza inaudita maschilista e misogina che -dal linguaggio alle azioni- produce nuova violenza, imbarbarimento culturale e impoverimento socio-economico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un <em>dibattito<\/em> indispensabile riportato con energia e maturit\u00e0 al centro del discorso pubblico in merito <strong><em>all\u2019invisibilit\u00e0 delle donne<\/em><\/strong> ed al suo superamento attraverso <em>politiche di genere<\/em> che impongano l\u2019equit\u00e0 tramite strumenti legali come ad esempio le <em>quote rosa <\/em>che, seppur dalla scrittrice stessa poco supportate in passato, rappresentano uno strumento efficace per invertire la rotta e <strong>dare voce al silenzio<\/strong>. Uscire dall\u2019invisibile per poi lottare per pari opportunit\u00e0 e diritti, per stipendi comparabili, per accusare senza paura n\u00e9 pudore chi molesta e aggredisce, per credere nei propri mezzi e affermarsi nel proprio ambito, per avere un peso come interlocutrici della stessa opinione pubblica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una vera e propria <em>chiamata alle armi della cultura e del bon ton<\/em> in un momento storico che Lilly Gruber ritiene essere un punto di non ritorno, nel quale \u00e8 giunto il momento per le donne di prendere e gestire il <strong>potere come mezzo<\/strong><strong> e non come fine<\/strong>: un valido strumento decisionale \u201cneutro\u201d, da imparare ad usare eticamente e responsabilmente per il bene comune, senza timore n\u00e9 pregiudizi perch\u00e9 ci\u00f2 che lo rende \u201csporco\u201d \u00e8 l\u2019errato utilizzo che se ne fa e ci\u00f2 che lo rende \u201ccattivo\u201d sono la cattiva fede e la corruzione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sapranno le donne raccogliere questo sprone ed allearsi tra loro per nuove politiche di uguaglianza? Saranno capaci gli uomini propri di \u201csensibilit\u00e0 femminile\u201d di attivarsi con esse senza percepirle come aggressive, pericolose o senza temere la condivisione del binomio soldi-potere, oggi pi\u00f9 che mai motore di questo mondo a stampo maschile, dietro il quale si nascondo, in ultima analisi, le diverse forme di sessismo, maschilismo e discriminazione ancora cos\u00ec dominanti?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riflessioni personali sul libro di Lilly Gruber: \u201cBasta! 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