{"id":394,"date":"2020-11-10T22:48:32","date_gmt":"2020-11-10T21:48:32","guid":{"rendered":"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/?p=394"},"modified":"2020-11-10T22:48:34","modified_gmt":"2020-11-10T21:48:34","slug":"il-corpo-della-donna-nellarte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/il-corpo-della-donna-nellarte\/","title":{"rendered":"Il Corpo della donna nell\u2019arte."},"content":{"rendered":"\n<p><em>Piccola indagine tra mezzo e messaggio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>COMPROMECTIDA:<\/strong> parola ideale che rappresenta lo stato di impegno e compromissione di tutta se stessa in una performance<\/p>\n\n\n\n<p>Sin dalle prime rappresentazioni grafiche nella storia della civilt\u00e0 umana, il corpo della donna \u00e8 stato <em>soggetto<\/em> di raffigurazione in sculture, dipinti e via dicendo. L\u2019uomo (inteso come Mammifero dell\u2019ordine Primati, famiglia Ominidi, genere Homo \u2794 Ominidi.) ha rappresentato il corpo della donna come amuleto di fertilit\u00e0, Dea, madre, guerriera, seducente intrattenitrice, femme fatale, compagna, moglie, musa.<br>Ma ripeto, \u201cha rappresentato&#8230; il corpo della donna\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla \u201cVenere Paleolitica\u201d (circa&nbsp; 23 mila anni fa), all\u2019armonia dell\u2019\u201dAfrodite di Milo\u201d, meglio conosciuta come la \u201cVenere di Milo\u201d (130 a.C.), alla carnale figura nel \u201cRatto di Proserpina\u201d del Bernini (1621\/1622), sino alla seducente \u201cOlympia\u201d di <a href=\"https:\/\/www.google.com\/search?client=safari&amp;rls=en&amp;sxsrf=ALeKk03LniQqo4u90xFr7HSfHTRk-dP-yQ:1604935518383&amp;q=%C3%89douard+Manet&amp;stick=H4sIAAAAAAAAAOPgE-LUz9U3MC4vNqpU4gAxjXKTsrVks5Ot9Msyi0sTc-ITi0r0gbg8vyjbCkhnFpcsYuU73JmSX5pYlKLgm5iXWrKDlREA6ksLJ0oAAAA&amp;sa=X&amp;ved=2ahUKEwi_lNfb4vXsAhUMilwKHToEB18QmxMoATANegQIDxAD\">\u00c9douard Manet<\/a> (1863) e alle nude \u201cDemoiselles d\u2019Avignon\u201d di Pablo Picasso (1906\/1907) la rappresentazione del corpo femminile nell\u2019arte \u00e8 stato per la maggior parte delle volte, eseguito e voluto da uomini che ne hanno approcciato l\u2019esecuzione in modo variabile a seconda della finalit\u00e0 dell\u2019opera ma anche del contesto dell\u2019epoca.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci troviamo davanti ad un\u2019immensa carrellata di soggetti iconici, celebrativi, religiosi e lussuriosi, in cui abbiamo un corpo che naviga tra riti ancestrali e inconscio, ma pur sempre esibito come orpello e vezzo, tanto quanto una nuova artiglieria o un bell\u2019abito. Dipinti e sculture che a volte sono doni o inni di un amore segreto commissionati per placare l\u2019animo di giovani cortigiane o per far parte del corredo nuziale.<br>Poche donne hanno visto emergere la propria arte perch\u00e8 offuscate da compagni famosi e celebrati dalla societ\u00e0, o perch\u00e8 sino ad un certo anno non era consentito alle donne dedicarsi all\u2019arte. Tra le pi\u00f9 conosciute abbiamo Artemisia Gentileschi, Lavinia Fontana, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Camille_Claudel\">Camille Claudel<\/a>, Frida Kalo. Alcune di queste hanno traslato l\u2019immaginario classico del corpo della donna e lo hanno evoluto a mezzo di \u201cnarrazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"955\" height=\"945\" src=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/2-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-407\" srcset=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/2-1.png 955w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/2-1-300x297.png 300w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/2-1-150x148.png 150w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/2-1-768x760.png 768w\" sizes=\"(max-width: 955px) 100vw, 955px\" \/><figcaption>Frida Kahlo, <em>Le due Frida<\/em>, 1939, Colore a olio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Arrivando all\u2019arte contemporanea, non abbiamo pi\u00f9 il luogo fatto dalle immagini cos\u00ec come le conoscevamo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019immagine nel senso classico del termine, \u00e8 stata traslata, al giorno d\u2019oggi, in social, rotocalchi ecc. Diviene fatto \u201cambientale\u201d quindi pi\u00f9 ampio e inclusivo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Prendiamo per esempio il bar della biennale di Venezia, realizzato dall\u2019artista Tobias Rehberger&#8230;tutto \u00e8 opera: i tavoli, i colori, l\u2019effetto optical, gli specchi. Entrando dunque in quel luogo atto per accogliervi e intrattenervi, entrate dentro un\u2019immagine creata da un artista, per voi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u201cIl termine immagine nel contemporaneo si estende dunque a spazialit\u00e0 polisensorialit\u00e0, rumore, temporalit\u00e0.\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>BINOMIO UOMO \/ DONNA NELL\u2019ARTE<\/strong><br>Nel corso dei secoli il binomio uomo\/donna \u00e8 riassumibile nel concetto della diversit\u00e0. Ma leggendo \u201cManifesto Cyborg\u201d di Donna Haraway la riflessione che nasce \u00e8 che il binomio uomo\/donna come quello uomo\/animale o umano\/macchina sono assunti in realt\u00e0 come simili. Ritorniamo dunque all\u2019analisi del concetto della <strong>diversit\u00e0<\/strong>.<br><strong>Ma la diversit\u00e0 \u00e8 reale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/3-1024x683.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-404\" srcset=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/3-1024x683.png 1024w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/3-300x200.png 300w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/3-150x100.png 150w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/3-768x512.png 768w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/3.png 1417w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption><em>Marina Abramovic e Ulay, durante la performance \u201cThat Self\u201d, Bologna, 1977<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>S\u00ec, se ragioniamo in termini di conoscenza dell\u2019altro, mentre NO, se poniamo <strong>l\u2019empatia<\/strong> come mezzo di continuit\u00e0 tra i due sessi.<br>Tendenzialmente la prima reazione che abbiamo nei confronti dell\u2019altro \u00e8 una reazione di aggressivit\u00e0, citando il filosofo L\u00e9vinas &#8230;\u201dil primo approccio nei confronti dell\u2019altro \u00e8 di paura e aggressivit\u00e0 e subito dopo abbiamo invece una possibilit\u00e0 di simpatia e comunanza, sino ad un senso di comunione e unione.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Noi donne abbiamo dovuto esasperare la diversit\u00e0 maschio\/femmina per potere affermare il nostro ruolo,&nbsp;<\/strong><br><strong>ma con attenzione a non fare dell\u2019uomo una vittima ma un paritario.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questa introduzione per riflettere sul fatto che la donna in arte arriva ad utilizzare il proprio corpo in un&#8217;opera per innescare una relazione con l\u2019Altro (non necessariamente maschile). Per Altro intendiamo l\u2019essere umano, lo spazio, la macchina, l\u2019animale e la societ\u00e0. Abbiamo dunque un dualismo molto pi\u00f9 ampio e ricco di azioni\/reazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella performance \u201cRhythm 0\u201d di Marina Abramovic (1974), ad esempio, l\u2019artista si espone alla libert\u00e0 di azione del pubblico che poteva operare su di lei atti di vario genere utilizzando oggetti offerti loro su un tavolo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"609\" height=\"945\" src=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/4.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-403\" srcset=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/4.png 609w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/4-193x300.png 193w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/4-97x150.png 97w\" sizes=\"(max-width: 609px) 100vw, 609px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il corpo dell\u2019essere umano, ma in questo caso donna, crea una sorta&nbsp; di esperimento sociale in quanto l\u2019opera non stava in un\u2019artista ferma immobile, ma nella \u201c<em>piece<\/em>\u201d in cui gli uomini spinti dalle loro compagne (dettaglio documentato), compivano gesti anche di notevole violenza. Abbiamo dunque un\u2019esposizione del corpo della donna che denuncia meccanismi sociali e ancestrali all\u2019interno di un gruppo di persone.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u201cLo sviluppo artistico trasforma l\u2019astrazione dei rapporti sociali nei quali siamo immersi, in figure corporee [e] si d\u00e0 ormai in termini non tanto immateriali in quanto biopolitici\u201d<\/strong><br><strong>Antonio Negri<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>CHANGE<\/strong><br>Da qui in poi la Pittura e Scultura rimangono arti utili ma non sono pi\u00f9 sufficienti, si sono sviluppati nuovi linguaggi quali <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Videoarte\">videoarte<\/a>, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Installazione_(arte)\">installazione<\/a>, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Performance_art\">performance art<\/a>, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Body_art\">body art<\/a>. Nessuna epoca come la nostra ha infatti visto fiorire tante tecniche differenti di rappresentazione e comunicazione e mai nessun\u2019altra epoca, ha dato tante possibilit\u00e0 di mezzi di comunicazione.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia contemporanea ci vede in un mondo in cui i dualismi si moltiplicano e dove la civilt\u00e0 \u00e8 in continua mutazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Tale concezione non solo ha cambiato l\u2019approccio alla vita concreta di ogni giorno, ma ha anche mutato i mezzi artistici con cui sperimentare oltre che variare i temi da trattare. L&#8217;artista ha cos\u00ec iniziato a valutare il proprio corpo (o \u201cnon corpo\u201d nel caso di Doris Salcedo nell\u2019installazione Untitled del 2003) come mezzo artistico, nel caso in cui la tematica dell\u2019opera sarebbe stata difficilmente riconosciuta come arte, se non tramite un mutamento ed un\u2019estremizzazione della tecnica.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019opera che utilizza il corpo esce anche dalle strutture adibite all\u2019arte e cerca nuovi domicili che spesso sono luoghi sociali come strade o piazze oppure luoghi aperti in cui ufficializza il rapporto con la natura circostante. <strong>Il fatto ancora una volta, di trovare e osare nuove soluzioni, si presenta come necessit\u00e0 di ricercare nuove forme di dialogo per essere ascoltate.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso del 900 ci si \u00e8 sempre pi\u00f9 avvicinati alla rappresentazione di varie tematiche tramite il proprio corpo, ma le donne hanno a tutti gli effetti percorso maggiormente la strada della corporeit\u00e0 rispetto agli uomini. Un\u2019arte che coinvolge il pubblico che a volte partecipa direttamente o ne fruisce passivamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1968 <strong>Rebecca Horn<\/strong> presenta una serie di performance in cui costruisce protesi di stoffa e materiali aderenti ai propri arti, in bilico tra alta moda scultorea e camicie di forza.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"609\" height=\"945\" src=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/5.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-402\" srcset=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/5.png 609w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/5-193x300.png 193w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/5-97x150.png 97w\" sizes=\"(max-width: 609px) 100vw, 609px\" \/><figcaption><em>Arm Extension, 1968<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel 1970 presenta \u201c<em>Unicorn\u201d<\/em>, un cappello a punta che le permette di entrare a contatto con la natura ed immergersi nella comunicazione con essa.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"609\" height=\"945\" src=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/6.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-401\" srcset=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/6.png 609w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/6-193x300.png 193w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/6-97x150.png 97w\" sizes=\"(max-width: 609px) 100vw, 609px\" \/><figcaption>Einhorn (Unicorno)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Un\u2019estensione del proprio corpo che rievoca i cappucci bianchi, le streghe, le vergini medievali, le fate, ma fa riferimento innanzitutto all&#8217;unicorno, animale che trae calma solo sdraiandosi sul ventre di una vergine.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019artista diventa opera consacrata?<\/strong><br>No. Il corpo della donna in relazione con lo spazio circostante diviene opera.<br>Dove sta la differenza? L\u2019artista \u00e8 una donna, con formazione, background, ecc, quindi caratterizzato da una serie di informazioni.<br>Il corpo della donna invece \u00e8 un mezzo che fiorisce nel rapportarsi con l\u2019ambiente circostante \u201ccreando\u201d, il cosa, dipende dall\u2019opera ovviamente.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019arte performativa ha visto anche un utilizzo estremo e quasi tragico della fisicit\u00e0. Pensiamo a <strong>Kira O\u2019 Reilly, Gina Pane, Marina Abramovic, Ana Mendieta<\/strong> e tante altre.<\/p>\n\n\n\n<p>Verso la seconda met\u00e0 del secolo molte artiste iniziano ad esercitare l\u2019arte performativa insistendo sul concetto di <strong>corporeit\u00e0 femminile<\/strong>.<br><strong>Carolee Schneemann<\/strong> performer statunitense (LEONE D\u2019ORO ALLA CARRIERA ALLA 57. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D\u2019ARTE DI VENEZIA) affronta la tematica del genere e della sessualit\u00e0. Il suo lavoro si caratterizza per la ricerca nella tradizione visiva riguardante i taboo e il corpo dell&#8217;individuo in relazione con i <strong>corpi sociali<\/strong>. Abbiamo con lei performance che decontestualizzano il corpo femminile dalla classica visione e lo pongono come matita, mezzo, transito di azioni.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/7-1024x683.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-400\" srcset=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/7-1024x683.png 1024w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/7-300x200.png 300w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/7-150x100.png 150w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/7-768x512.png 768w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/7.png 1417w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption><em>\u201cThe Cat is my medium\u201d<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ad indagare invece, tramite il video, la resistenza e la resilienza del corpo nello spazio \u00e8 <strong>Joan Jonas<\/strong>: una delle pi\u00f9 importanti artiste femminili emergenti tra la fine degli anni &#8217;60 e l&#8217;inizio degli anni &#8217;70. I progetti e gli esperimenti di Jonas hanno fornito le basi su cui si fonda molta della performance video.\u00c8 nata nello stesso anno in cui Walter Benjamin mandava in stampa \u201c<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/L%27opera_d%27arte_nell%27epoca_della_sua_riproducibilit%C3%A0_tecnica\">L\u2019opera d\u2019arte nell\u2019epoca della sua riproducibilit\u00e0 tecnica<\/a>\u201d, ma dimostra un moto di cambiamento perenne, una rivoluzione costante in cui i corpi sono architetture, paesaggi o attori intenti a vivere lo spazio come se ad esso fossero destinati in eterno.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/8-1024x683.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-399\" srcset=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/8-1024x683.png 1024w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/8-300x200.png 300w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/8-150x100.png 150w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/8-768x512.png 768w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/8.png 1417w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Wind<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Abbiamo per\u00f2 anche performance che rivendicano la <strong>corporeit\u00e0 femminile<\/strong> quasi a volerne dichiarare una volta per tutte la concretezza e poter mostrare per quello che \u00e8 il corpo di una donna.<br>In fondo per anni abbiamo visto peni, masturbazioni (Vito acconci \u201cSeedbed\u201d &#8211; 1972), corpi nudi e crudi (Franco B) intenti ad autoflagellazione. Non mi capacito ancora che il corpo maschile sia UFFICIALIZZABILE per quello che \u00e8, mentre quello femminile \u00e8 qualche cosa da proteggere, non mostrare o non indagare ecc. ecc.<\/p>\n\n\n\n<p>A tal proposito <strong>Shigeko Kubota <\/strong>nel<strong> <\/strong>1937, realizza \u201cVaginas Painting\u201d,realizzata tenendo e muovendo il pennello con la vulva e stando accovacciata su una tela.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/9-1024x683.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-398\" srcset=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/9-1024x683.png 1024w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/9-300x200.png 300w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/9-150x100.png 150w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/9-768x512.png 768w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/9.png 1417w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>BASTA<\/strong><br>Il corpo \u00e8 urlo sociale, un manifesto di dichiarazione nelle opere di<strong> Regina Jos\u00e9 Galindo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/10-1024x683.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-397\" srcset=\"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/10-1024x683.png 1024w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/10-300x200.png 300w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/10-150x100.png 150w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/10-768x512.png 768w, https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/10.png 1417w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption><em>Regina Jos\u00e8 Galindo, Piedra, 2013, Sao Paolo, Brazil, glossy print on forex, 90 x 135 cm<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La dimensione soppressa del Guatemala (suo luogo di origine), viene indagata, utilizzando il proprio corpo ponendolo in chiave politica e polemica per riattivare i traumi del rimosso e i resti della storia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019artista realizza opere scomode e drammatiche. Il suo corpo minuto e all\u2019apparenza fragile, \u00e8 esposto ad una serie di azioni pubbliche che usano lo spazio metaforico dell&#8217;arte per denunciare le implicazioni etiche legate alle ingiustizie sociali e culturali, le discriminazioni di razza e di sesso e pi\u00f9 in generale tutti gli abusi derivanti dalle relazioni di potere che affliggono la societ\u00e0 contemporanea.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;artista che ha fatto del corpo il suo strumento di denuncia, di ricerca, di sperimentazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>\u201cUn\u2019immagine corporea \u00e8 sempre in qualche misura la somma delle immagini corporee della societ\u00e0\u2026 e muta a seconda di colui col quale ci articoliamo.\u201d Schilder (1935)<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Potrei continuare a parlare di tantissime donne che hanno compiuto un balzo evolutivo sul piano della rappresentazione e del messaggio del corpo femminile nell\u2019arte: Cindy Sherman\u2019s, Marlene Dumas, Carol Rama, Vanessa Beecroft, Pipilotti Rist, Sam Taylor-Wood, Shirin Neshat, Orlan, Yasumasa Morimura e tante altre.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste artiste, hanno aperto a tutte noi la possibilit\u00e0 di uscire da uno stereotipo dogmatico socio-culturale.&nbsp;<br>Hanno utilizzato il corpo come strumento di amplificazione di un messaggio, da urlare alla societ\u00e0 che spesso non ha orecchi per ascoltare n\u00e8 occhi per vedere.<\/p>\n\n\n\n<p>Date una possibilit\u00e0 a nuovi linguaggi ogni qual volta vi si propongono e indagateli, solo cos\u00ec avremo un\u2019evoluzione ma soprattutto una ri-voluzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Piccola indagine tra mezzo e messaggio. COMPROMECTIDA: parola ideale che rappresenta lo stato di impegno e compromissione di tutta se stessa in una performance Sin dalle prime rappresentazioni grafiche nella storia della civilt\u00e0 umana, il corpo della donna \u00e8 stato soggetto di raffigurazione in sculture, dipinti e via dicendo. 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