{"id":522,"date":"2020-12-16T14:12:45","date_gmt":"2020-12-16T13:12:45","guid":{"rendered":"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/?p=522"},"modified":"2020-12-31T13:37:50","modified_gmt":"2020-12-31T12:37:50","slug":"cervello-ed-emozioni-nemici-o-alleati-del-running-importanza-delle-emozioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/cervello-ed-emozioni-nemici-o-alleati-del-running-importanza-delle-emozioni\/","title":{"rendered":"Cervello ed emozioni: nemici o alleati del running? &#8211; Importanza delle emozioni"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Juana Rosa Salvi Lorenzo &#8211; Psicologa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>In questo ultimo decennio, molti coach e psicologi dello sport stanno applicando strategie volte a trattare le emozioni con la finalit\u00e0 di valutare le cause del comportamento dei loro atleti tanto quando si allenano come quando sono in gara. Questi professionisti si sono resi conto che le risorse innate e acquisite di un atleta sono senza dubbio importanti ma non sono sufficienti per far s\u00ec che diventino pi\u00f9 competitivi. Si sono trovati con atleti molto preparati a livello fisico e anche mentale ma quando dovevano competere scattava un\u2019 emozione come, ad esempio, la paura di perdere e l\u2019atleta si paralizzava buttando all\u2019aria mesi e mesi di allenamento e preparazione fisica e mentale.<\/p>\n\n\n\n<p>Paura, rabbia, colpa, disgusto, tristezza, curiosit\u00e0, sicurezza, ammirazione, allegria\u2026sono tutte emozioni universali.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso, non si tratta di negare le emozioni o di sostituirle ad altre che spesso vengono chiamate &#8220;emozioni positive&#8221;, ma di saperle utilizzare e adattare alle circostanze o ai contesti che circondano l&#8217;attivit\u00e0 sportiva, chiamato in termini psicologici \u201cflessibilit\u00e0 emozionale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Tener conto dell\u2019allenamento delle emozioni \u00e8 rilevante sia in ambito professionistico d&#8217;\u00e9lite sia in quello principiante o amatoriale.<\/p>\n\n\n\n<p>Pertanto, non esistono emozioni negative, n\u00e9 positive ma piuttosto emozioni piacevoli o spiacevoli poich\u00e9 partiamo dal presupposto di impronta evoluzionistica, che le emozioni sono state progettate sin dalle origini dell&#8217;umanit\u00e0 per svolgere delle funzioni molto chiare: adattabilit\u00e0 e sopravvivenza, entrambe prese in considerazione da parte del nostro cervello nel momento in cui prendiamo una decisione.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;esempio pi\u00f9 chiaro di emozione piacevole \u00e8 la gioia che porta chi la sta vivendo a sviluppare comportamenti di permanenza. La paura di vivere il suo contrario, come emozione spiacevole porta a comportamenti di abbandono che tante volte abbiamo visto nelle competizioni sportive.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dove si trovano e come si manifestano le emozioni?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine degli anni &#8217;90 sono avvenuti importanti progressi nelle neuroscienze che hanno permesso di portare avanti esperimenti scientifici pi\u00f9 approfonditi nel funzionamento del cervello nella risoluzione dei problemi.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso tempo si \u00e8 approfondita la conoscenza delle aree del cervello coinvolte sia nelle emozioni, situate nelle aree pi\u00f9 profonde chiamate sistema limbico, sia nei pensieri o cognizioni razionali situati invece nella corteccia orbito frontale.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi progressi in neuroscienza sono stati sviluppati grazie a tecniche come: la tomografia ad emissione positronica (PET) e risonanza magnetica funzionale (fMRI).<\/p>\n\n\n\n<p>Molti scienziati, la maggior parte dei quali neurologi, iniziarono alla fine del secolo scorso a pubblicare libri che evidenziavano l&#8217;importanza delle emozioni e il loro rapporto con la parte pi\u00f9 razionale o cognitiva del cervello, come ad esempio nel 1990 l&#8217;americano Paul McLean con il suo modello sul \u201cCervello Trino&#8221; o il portoghese Antonio Damasio con il suo libro &#8220;L\u2019errore di Cartesio\u201d pubblicato nel 1994.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di questi progressi in neuroscienza, le teorie psicologiche regnanti, concedevano la superiorit\u00e0 della cognizione sulle emozioni nel prendere decisioni, ad esempio: se l&#8217;emozione dominante era la rabbia, bastava cambiare pensiero verso uno pi\u00f9 positivo per poter neutralizzare l&#8217;emozione prevalente.<\/p>\n\n\n\n<p>La paura di perdere il controllo, ad esempio durante la gara, pu\u00f2 paralizzare l\u2019atleta scatenando all\u2019improvviso sintomi fisiologici che gli fanno perdere il controllo del proprio corpo, quali: palpitazioni, tachicardia, tremori, senso di costrizione alla gola, sensazione di pericolo, destino imminente, aspetti che gli impediscono inevitabilmente di portare avanti la gara.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta allora di una nuova maniera di vedere l&#8217;allenamento psicologico dell\u2019atleta dal punto di vista del corpo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Peter Levin, psicologo clinico americano esperto in traumi, \u201cIl trauma \u00e8 impresso nel corpo. Per curarlo \u00e8 necessario creare uno spazio protetto da cui osservare l\u2019accaduto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna pertanto lavorare con l\u2019atleta su quello che \u00e8 successo e su come \u00e8 successo per dare un senso all&#8217;emozione e quindi essere in grado di imparare a riconoscerla e a reagire, se arrivasse l\u2019occasione, in modo pi\u00f9 adatto al contesto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il trauma genera una sorta di congelamento, blocco, che impedisce all&#8217;atleta di accedere a risorse che gli consentono di risolvere la situazione traumatica.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso, un&#8217;esperienza di fallimento diventa traumatica quando il corpo si sente sopraffatto e reagisce con impotenza e paralisi. Quando non c&#8217;\u00e8 nulla che si possa fare per alterare il risultato degli eventi, il nostro cervello razionale collassa perch\u00e9 il cervello emotivo ha invece preso il controllo della situazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi \u00e8 noto che il 40% delle persone che soffrono di qualche trauma, non possono gestire le proprie emozioni con la ragione o con cambiamenti di pensiero tipici del cervello razionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Le prestazioni sportive, pertanto, non dipendono esclusivamente dalla condizione fisica, nemmeno dal controllo cognitivo, ma c&#8217;\u00e8 una crescente evidenza scientifica che il fattore decisivo sta nella performance emotiva, un aspetto che pu\u00f2 essere allenato e che paradossalmente non \u00e8 quasi mai preso in considerazione nemmeno nell\u2019alto rendimento sportivo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tecniche per allenare le emozioni:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>visualizzazione<\/strong> \u00e8 una delle tecniche pi\u00f9 utilizzate per l\u2019allenamento delle emozioni. Sempre grazie ai progressi delle neuroscienze, \u00e8 stato dimostrato che il cervello umano non distingue tra ci\u00f2 che viene vissuto, immaginato e memorizzato. Per il cervello un evento \u00e8 reale sia quando lo immaginiamo che quando lo viviamo o lo memorizziamo. Pertanto, si lavora con l\u2019atleta attraverso l&#8217;immaginazione: la possibilit\u00e0 che veda s\u00e9 stesso senza quell&#8217;emozione che lo ha paralizzato e gli ha impedito di portare avanti la sua performance portandolo in questo modo ad acquisire fiducia e sicurezza nelle sue possibilit\u00e0 di vincita.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra tecnica \u00e8 rappresentata dalla <strong>Mindfulness<\/strong> la quale attua la respirazione diaframmatica mentre si insegna all&#8217;atleta a vivere nel presente e mettere da parte passato e futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di addestrare l\u2019atleta ad osservare le proprie emozioni, ad accettarle e a non intervenire su di esse per evitare che si ripetano.<\/p>\n\n\n\n<p>Studi scientifici hanno dimostrato che la Mindfulness \u00e8 uno strumento che interviene direttamente nella corteccia cerebrale. Invece la tecnica della visualizzazione, cos\u00ec come un&#8217;altra tecnica chiamata \u201cCompassion&nbsp;Focused Therapy\u201d o <strong>Terapia Focalizzata sulla&nbsp;Compassione<\/strong>, intervengono direttamente sul sistema limbico. Nel caso di quest&#8217;ultima tecnica, \u00e8 stato dimostrato che provoca cambiamenti anche a livello del sistema immunitario ed endocrino, quindi con validi risultati nella riduzione dell&#8217;infiammazione.<\/p>\n\n\n\n<p>A giorno d\u2019oggi, esistono diverse scuole di pensiero all&#8217;interno della psicologia che basano la loro terapia sulle emozioni.&nbsp; Ad esempio, in Spagna troviamo la &#8220;Terapia de Interacci\u00f3n Reciproca\u201d o Terapia di Interazione Reciproca sviluppata dallo psicologo e coach Roberto Aguado, direttore e fondatore dell&#8217;Istituto Europeo di Psicoterapia delle Interazioni Reciproche con sede centrale a Madrid. In Italia, invece, troviamo Giorgio Nardone, massimo rappresentante della &#8220;terapia a tempo limitato&#8221; che ha sede centrale presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo (dove svolge la sua attuale attivit\u00e0 di Psicoterapeuta e coach).<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Roberto Aguado nel suo libro &#8220;Es Emocionante saber emocionarse\u201d o \u201c\u00c8 emozionante sapersi emozionare&#8221;: l&#8217;emozione decide e la ragione giustifica.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;importante secondo lui non \u00e8 sapere cosa fare ma soprattutto poterlo fare. Il &#8220;saperlo fare&#8221; ha a che vedere con l&#8217;emozione in cui ci troviamo (parte emotiva), con l\u2019area adattativa del nostro cervello (Sistema Limbico). D&#8217;altra parte, il &#8220;Sapere cosa fare&#8221; ha pi\u00f9 a che fare con la nostra intelligenza cognitiva, con la parte riflettente del nostro cervello situata nel lobo orbito frontale.<\/p>\n\n\n\n<p>Pertanto, se la parte emotiva e quella cognitiva del cervello sono in equilibrio e la comunicazione diventa bidirezionale, allora il nostro cervello lavora in armonia. Il problema si riscontra quando un&#8217;emozione prende il controllo a livello inconscio e conseguentemente fa partire il programma di sopravvivenza. Quindi bisogna tenere conto che queste cognizioni razionali sono influenzate e subiscono un filtro che proviene dalle emozioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Corpo e mente sono strettamente legati nella prestazione sportiva, cos\u00ec come il contesto che circonda l&#8217;atleta.<\/p>\n\n\n\n<p>Serve quindi una visione pi\u00f9 olistica e contestualizzata che possa affrontare tutti gli aspetti che intervengono nella prestazione sportiva: preparazione fisica, benessere psicologico<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;(tanto cognitivo come emozionale) e anche aspetti contestuali in cui vive l&#8217;atleta.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso, un gruppo di fisioterapisti con pi\u00f9 di 15 anni di esperienza nella formazione in psiconeuroimmunologia clinica (PNI) grazie ai loro centri di formazione e cliniche denominate &#8220;Clinica Regenera&#8221; situate a Barcellona, \u200b\u200bhanno ideato un programma di allenamento per atleti d&#8217;\u00e9lite ma adattabile anche agli sportivi amatoriali chiamato \u201cRegenera \u00c9lite\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi esperti PNI, sulla base delle ultime scoperte scientifiche, nonch\u00e9 anni di esperienza di lavoro con atleti d&#8217;\u00e9lite, affermano che se c&#8217;\u00e8 una cosa che definisce il percorso degli atleti d&#8217;\u00e9lite \u00e8 la ricerca costante dell&#8217;eccellenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il programma Regenera \u00c9lite, l&#8217;atleta pu\u00f2 ottenere i seguenti vantaggi competitivi:<\/p>\n\n\n\n<p><br>&#8211; Uno stato fisico fuori dal comune e che previene gli infortuni.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ottima capacit\u00e0 di recupero post-sforzo o post-trauma.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Mente indistruttibile capace di trasformare momenti difficili in opportunit\u00e0 di crescita.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Padronanza profonda dell&#8217;area sociale che consente di eliminare o trasformare possibili relazioni sociali tossiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo nuovo approccio si contrappone a quello che da Regenera viene chiamato \u201cl&#8217;attuale paradigma della fatica\u201d basato sull&#8217;allenamento alternato a riposo in cui il carico di allenamento viene sopravvalutato.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Regenera, il carico \u00e8 un fattore importante ma ce ne sono altri allo stesso modo decisivi come ad esempio: non soffrire di un&#8217;infiammazione di basso grado &#8220;Low Grade Inflammation&#8221; o avere flessibilit\u00e0 metabolica durante l&#8217;allenamento e la competizione. La flessibilit\u00e0 metabolica ha a che vedere con l\u2019essere pi\u00f9 resistente nella gara grazie all\u2019utilizzo come substrato energetico da parte dell\u2019atleta non solo dalle riserve epatiche e intramuscolari di glicogeno ma anche da altri substrati come i grassi e gli amminoacidi circolanti che fanno aumentare la capacit\u00e0 fisica del 50% e che consentono una maggior assimilazione da parte del corpo dello sforzo durante la competizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi aspetti non solo porteranno l&#8217;atleta a migliorare le proprie prestazioni ma ridurranno anche i tempi di recupero da eventuali infortuni che potrebbe subire. Gli atleti professionisti che partecipano al programma Regenera \u00c9lite spiegano che sono passati da 72 a 36-48 ore per recuperare dopo uno sforzo intenso ed essere al 100% delle loro capacit\u00e0 sportive.<\/p>\n\n\n\n<p>In Regenera, mantenere una mente pronta a livello di controllo delle emozioni \u00e8 fondamentale per far sentire l&#8217;atleta, in ogni momento e soprattutto nei momenti di debolezza, di essere sulla strada giusta, sul percorso che loro chiamano eccellenza e che in definitiva \u00e8 l&#8217;emozione a cui ogni atleta dovrebbe aspirare: la sensazione di felicit\u00e0 e soddisfazione permanente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Juana Rosa Salvi Lorenzo &#8211; Psicologa In questo ultimo decennio, molti coach e psicologi dello sport stanno applicando strategie volte a trattare le emozioni con la finalit\u00e0 di valutare le cause del comportamento dei loro atleti tanto quando si allenano come quando sono in gara. 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