{"id":610,"date":"2020-12-21T13:36:35","date_gmt":"2020-12-21T12:36:35","guid":{"rendered":"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/?p=610"},"modified":"2020-12-21T15:24:51","modified_gmt":"2020-12-21T14:24:51","slug":"possiamo-allenare-anche-i-muscoli-della-resilienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/apiedinudiasd.it\/public\/possiamo-allenare-anche-i-muscoli-della-resilienza\/","title":{"rendered":"Possiamo allenare anche i &#8220;muscoli&#8221; della resili\u00e8nza"},"content":{"rendered":"\n<p>In fisica con il termine&nbsp;<em>resili\u00e8nza<\/em>&nbsp;si intende la propriet\u00e0 elastica di un materiale che, sottoposto a stress meccanico, assorbe energia e la restituisce ritornando il pi\u00f9 rapidamente possibile alla propria forma iniziale; non \u00e8 quindi sinonimo di&nbsp;<em>resistenza<\/em> perch\u00e9 non si oppone alle forze in gioco, ma le ammortizza grazie alle proprie capacit\u00e0 elastiche intrinseche.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019ultimo decennio il termine \u00e8 stato assimilato in ambiti differenti dove ha assunto estensioni varie: l\u2019analogo in ambito psicologico fa riferimento alla capacit\u00e0 di adattamento di un soggetto a nuove condizioni e stimoli o di recuperare l\u2019equilibrio in seguito ad un evento destabilizzante o traumatico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La resili\u00e8nza psicologica \u00e8 un costrutto multidimensionale complesso modulato da fattori biologici, psicologici e sociali integrati tra loro<\/strong>, dove i primi evidenziano il ruolo del patrimonio genetico, i secondi l\u2019importanza delle relazioni sviluppate durante l\u2019et\u00e0 evolutiva e i terzi diversi elementi tra i quali l\u2019influenza del gruppo, della cultura, delle tradizioni, degli apprendimenti e dell\u2019etica. Siamo quindi caratterizzati da un corredo genetico di resili\u00e8nza che proviene dalla storia evolutiva della nostra specie e ci rende capaci di fare fronte efficacemente a difficolt\u00e0 e avversit\u00e0, tuttavia la <em>resili\u00e8nza<\/em> non \u00e8 una capacit\u00e0 innata ma pu\u00f2 essere appresa ed allenata, modulata e rafforzata attraverso l\u2019impegno e l\u2019esercizio costante.<\/p>\n\n\n\n<p>La <em>resili\u00e8nza<\/em> non \u00e8 una mera risposta passiva agli <em>stressor<\/em> ma \u00e8 una risposta attiva, costruita ed elaborata consapevolmente dall\u2019individuo passando per l\u2019adattamento, la persistenza nel perseguire obiettivi sfidanti, la gestione efficace dei problemi, indispensabile per fronteggiare al meglio gli eventi negativi e superare le difficolt\u00e0, nonch\u00e9 la capacit\u00e0 di apprendere dagli errori per poi elaborare nuove strategie adattative e risolutive.<\/p>\n\n\n\n<p>La <em>resili\u00e8nza<\/em> quindi non \u00e8 solo alla base della gestione di eventi importanti o traumatici e con la nostra possibilit\u00e0 di far fronte per non soccombere o ammalarci ma \u00e8 il presupposto per la gestione della quotidianit\u00e0 e l\u2019espressione migliore di noi stessi, attraverso una buona <em>performance<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>La <em>resili\u00e8nza<\/em> si basa sulla <strong><em>motivazione intrinseca<\/em><\/strong><strong> e sulla capacit\u00e0 di tenerla viva nonostante gli ostacoli, le difficolt\u00e0 ed i fallimenti<\/strong>. Essa necessita di speranza nel potercela fare, fiducia in se stessi e ottimismo nel vedere gli aspetti negativi come parziali, momentanei e fonte di nuovo apprendimento; richiede consapevolezza di s\u00e9, delle proprie azioni, delle loro conseguenze sul contesto in cui si vive, sul quale si sceglie di incidere volontariamente in modo proattivo (<em>sense of agency<\/em><a href=\"#_ftn1\"><em><sup><strong><sup>[1]<\/sup><\/strong><\/sup><\/em><\/a>); parte dal senso di responsabilit\u00e0 verso se stessi, verso il progetto (sia esso a tempo determinato o di vita) e verso chiunque ne faccia parte; prevede fermezza nel mantenere il focus sugli obiettivi, la coerenza con i principi fondanti e la costanza nel perseguirli; presuppone la capacit\u00e0 di gestire le emozioni e la frustrazione, di modulare le sensazioni corporee come la fatica ed il dolore, di adattarsi ai cambiamenti, cogliendo le sfide e i cambiamenti come opportunit\u00e0 e non come minacce da temere.<\/p>\n\n\n\n<p>Impossibile? No,<strong> la resili\u00e8nza \u00e8 una capacit\u00e0 umana non esclusiva di pochi eletti ma alla portata di tutti coloro che ne sappiano cogliere il valore e desiderino appropriarsene per evolvere attivamente in un percorso dinamico di crescita interiore continua<\/strong>. Certamente \u00e8 pi\u00f9 semplice affidarsi al fato, alla fortuna, alle stelle pensando che \u201cla riuscita\u201d sia frutto di un talento innato, di un corredo genetico prestabilito o di un destino segnato, ma questo non ci aiuter\u00e0 ad aumentare la nostra probabilit\u00e0 di successo rendendoci attivi e propositivi ma piuttosto passivi, rassegnati e fatalisti, in attesa di un \u201cmiracolo dall\u2019alto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ma come apprendere ed allenare questa competenza se non con lo stesso \u201cesperire la vita in corso\u201d? <\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ad oggi sono diversi gli strumenti e le strategie a nostra disposizione per fortificare questa competenza e promuovere l\u2019<em>empowerment<\/em> nei differenti contesti sociali: in particolare gli studi di neuroscienze degli ultimi dieci anni hanno apportato un grande contributo in merito al funzionamento del cervello ed al suo ruolo nelle diverse attivit\u00e0, situazioni e interazioni. Da questi studi abbiamo intuito il <em>fil rouge<\/em> che unisce discipline come il <em>thai chi chuan<\/em>, <em>taekwondo<\/em> e lo <em>yoga<\/em> a pratiche come la <em>meditazione<\/em>, il <em>training autogeno<\/em> e la <em>mi<\/em><em>n<\/em><em>dfulness<\/em> ed il perch\u00e9 queste esperienze contribuiscano positivamente al controllo delle emozioni, alla gestione dello stress ed al miglioramento delle performance, siano esse in ambito scolastico, lavorativo, sportivo o altro. Questi studi ci hanno fatto inoltre intravedere il potenziale del placebo, del feedback e di tecnologie di nuova generazione come il neurofeedback, la realt\u00e0 aumentata e quella virtuale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Da sempre lo sport \u00e8 metafora della vita in quanto opportunit\u00e0 di esperienze ad alta variabilit\u00e0.<\/strong> Situazioni da un lato simili, per le quali possiamo allenare il corpo con strategie sempre pi\u00f9 raffinate, ma dall\u2019altro sempre differenti, per le quali \u00e8 necessario allenare la mente, a dimostrazione \u2013 ancora una volta \u2013 che siamo un tutt\u2019uno inscindibile dove l\u2019intero sistema \u00e8 gestito in modo molto complesso ed in parte ancora a noi sconosciuto dal cervello.<\/p>\n\n\n\n<p>Inevitabile quindi il superamento di una visione meccanicistica che incentrava l\u2019allenamento prettamente sulla \u201cmacchina corpo\u201d, a favore di una visione sistemica complessa, dove la performance sportiva dipende da un allenamento equilibrato di corpo-cervello dove il primo declina col trascorrere del tempo mentre il secondo evolve implementando costantemente le proprie competenze come attenzione, concentrazione, etc.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio la <em>concentrazione<\/em> \u00e8 uno dei fattori capace di modificare la percezione della <em>fatica<\/em> di un atleta durante la propria performance. Fatica e Resili\u00e8nza sono quindi due facce della stessa medaglia.<\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>fatica<\/strong> \u00e8 quindi un elemento cardine per potere parlare di <em>resili\u00e8nza, <\/em>ma che cos\u2019\u00e8 esattamente la fatica? Cos\u2019\u00e8 quella sensazione sgradevole di spossatezza che ci impedisce di proseguire nello sforzo, di concludere la gara e ci porta a rinunciare al raggiungimento dell\u2019obiettivo prefissato ed alle conseguenti soddisfazioni?<\/p>\n\n\n\n<p>Inizialmente, grazie al contributo del fisiologo inglese Archibald Vivian Hill, si pensava che il concetto di fatica ruotasse attorno all\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019organismo di fornire ossigeno ai muscoli, con conseguente produzione ed accumulo di acido lattico, impedendo cos\u00ec la contrazione ed il movimento. Successivamente, il fisiologo Angelo Mosso ha apportato un contributo importante che ha dato inizio ad un nuovo filone teorico evoluzionistico che interpreta la fatica come un sistema di protezione e difesa dell\u2019organismo da parte del sistema nervoso centrale che, cos\u00ec facendo, ci impedirebbe di spingerci oltre le nostre capacit\u00e0 fisiche reali, evento che porterebbe a infortunio, danno e anche morte. Molti gli studi che hanno supportato questa teoria nel tempo, sino alle implementazioni pi\u00f9 recenti di Samuele Marcora sul sistema anticipatorio di <em>feedforward<\/em> e di Guillaume Millet che studia il sistema di <em>feedback<\/em> e le determinanti biomeccaniche e neurofisiologiche della fatica, illustrate con chiarezza nel libro di Blaise Dubois dal titolo \u201c<em>La Salute nella Corsa\u201d <\/em>edito da Mulatero Editori.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La percezione della fatica \u00e8 frutto di un sistema complesso di difesa che coinvolge processi metabolici, neurofisiologici e psicobiologici a cui concorrono le nostre condizioni fisiche e psicologiche cos\u00ec come le nostre esperienze pregresse e le nostre convinzioni presenti<\/strong>. La fatica fisica e quella mentale si influenzano bidirezionalmente: un lavoro del 2020 su \u201cMedicine &amp; Science in Sport &amp; Exercise\u201d dimostra come una prestazione cognitiva possa influenzare negativamente la prestazione atletica professionale cos\u00ec come un articolo su \u201cCurrent Biology\u201d ha dimostrato che dopo un intenso esercizio fisico gli atleti sono pi\u00f9 impulsivi e meno capaci di inibizione di determinate aree corticali. Sia la fatica mentale che quella fisica producono una minor attivazione della corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC) con conseguente minor capacit\u00e0 di analisi, controllo e inibizione, nonch\u00e9 maggior propensione all\u2019impulsivit\u00e0 e al rischio.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui il nocciolo della questione: <strong>per migliorare la propria performance \u00e8 necessario modificare la propria percezione della fatica, allenando cos\u00ec la propria tolleranza allo sforzo e la resili\u00e8nza individuale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Per raggiungere questo obiettivo si possono utilizzare diverse strategie capaci di influenzare i circuiti neuronali che sottostanno alla percezione della fatica, ai processi motivazionali, della perseveranza e della autoefficacia, permettendoci cos\u00ec di avvicinarci al reale limite fisico, oltre i sistemi di difesa. Tra questi il potenziamento della funzione di <em>controllo inibitorio<\/em>, ovvero della capacit\u00e0 del cervello di selezionare le informazioni rilevanti da quelle distraenti, mantenendo la massima <em>attenzione<\/em> e <em>concentrazione<\/em> sul <em>target<\/em>. Un\u2019altra strategia \u00e8 il <em>reappraisal, <\/em>ovvero la \u201crivalutazione cognitiva\u201d della situazione specifica che provoca ansia e stress, analizzandola oggettivamente, dando valore agli aspetti positivi, smorzando i pensieri negativi e promuovendo motivazione e perseveranza tramite, ad esempio il \u201c<em>self talk\u201d<\/em>. Fondamentale anche la gestione emotiva, altro aspetto che modula la prestazione fisica attraverso l\u2019attivazione della corteccia prefrontale ventrolaterale, a insula, il talamo e la corteccia cingolata anteriore che, coinvolta nel controllo motorio, in quello inibitorio, nella percezione dello sforzo e dell\u2019effort-based decision making, aumenta anche la perseveranza. L\u2019inibizione degli stimoli superflui, spesso confondenti e infestanti la prestazione specifica e la razionalizzazione degli stimoli, favoriscono il processo di valutazione dei costi-benefici sul piano fisico e psicologico che si basa sul circuito dopaminergico e degli oppioidi endogeni della ricompensa: un sistema motivazionale che riferisce all\u2019area supplementare, a quella del cingolo, alla corteccia prefrontale dorsolaterale e allo striato dei gangli della base, come dimostrato dai recenti studi di neuroscienze di Matthias Pessiglione.<\/p>\n\n\n\n<p>In parole semplici possiamo \u201cingannare\u201d il cervello tramite strategie specifiche quali tecniche psicologiche, informazioni placebo, illusioni percettive e motorie, manipolazioni visive e uditive o anche con le tecniche pi\u00f9 recenti quali la stimolazione transcranica a corrente continua e realt\u00e0 virtuale: allenare mente e corpo attraverso esperienze vissute (reali o virtuali) al fine di migliorare resistenza fisica e resili\u00e8nza mentale, passando per l\u2019ascolto e la scoperta di s\u00e9 e l\u2019implementazione di competenze quali vigilanza, attenzione, concentrazione, perseveranza, motivazione e autoefficacia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel libro \u201c<strong>Tecniche di resistenza interiore. Come sopravvivere alla crisi della nostra societ\u00e0\u201d <\/strong>edito da Mondadori, lo psicologo Pietro Trabucchi indica svariate strategie psicologiche per allenare la <em>resili\u00e8nza<\/em>, tra le quali:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; interpretare il disagio fisico come parte integrante dell\u2019esperienza e del gioco e fase della gara;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; scegliere di coltivare i pensieri positivi e non quelli negativi, infestanti, distruttivi e demotivanti;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; intercettare i meccanismi di auto-sabotaggio senza cadere nel pessimismo, forti che i momenti negativi hanno un termine e consapevoli che i nostri comportamenti si modellano sulle convinzioni e sulle credenze;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; indagare la propria motivazione e ci\u00f2 che la limita per potersi superare;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; utilizzare strategie di <em>self talk<\/em> ed auto-aiuto come dividere i grandi obiettivi in micro obiettivi, spaziali o temporali che siano;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; affidarci alle nostre capacit\u00e0 di controllo e non alla fortuna o al fato;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; mantenere una visione complessiva di noi stessi sulla quale basare l\u2019autovalutazione e l\u2019autostima, tenendo conto dell\u2019insieme delle competenze e non di una singola capacit\u00e0 in cui potremmo non essere bravi o avere fallito;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; essere consapevoli delle proprie risorse, capacit\u00e0 e risultati raggiunti;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; riconoscersi il merito senza sminuirlo per promuovere i circuiti dopaminergici della gratificazione e della ricompensa che migliorano attenzione e concentrazione, alimentano volont\u00e0 e perseveranza, mantengono motivazione e attivano i pattern comportamentali della resili\u00e8nza.<\/p>\n\n\n\n<p>Essendo il nostro sistema mente-corpo un tutt\u2019uno ed essendo l\u2019esperienza l\u2019elemento fondante del funzionamento del nostro sistema cerebrale predittivo che pianifica il futuro imminente sulla base delle esperienze pregresse, possiamo affermare che <strong>ogni forma di apprendimento esperita nel contesto sportivo contribuir\u00e0 inevitabilmente alla strutturazione di <\/strong><strong><em>strumenti utili alla vita<\/em><\/strong><strong>, tra i quali la resili\u00e8nza.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\"><em><sup><strong><sup>[1]<\/sup><\/strong><\/sup><\/em><\/a> https:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pmc\/articles\/PMC5002400\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In fisica con il termine&nbsp;resili\u00e8nza&nbsp;si intende la propriet\u00e0 elastica di un materiale che, sottoposto a stress meccanico, assorbe energia e la restituisce ritornando il pi\u00f9 rapidamente possibile alla propria forma iniziale; non \u00e8 quindi sinonimo di&nbsp;resistenza perch\u00e9 non si oppone alle forze in gioco, ma le ammortizza grazie alle proprie capacit\u00e0 elastiche intrinseche. 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